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La leggenda di Babbo Natale

Nord del Circolo Polare Artico, nell'Europa
settentrionale, esiste una regione: la Lapponia
(nella lingua indigena, Same).
E' una regione sterile, parte montuosa, parte
piana, con boscaglie e cespugli. Vi sono alcune
miniere di rame, d'argento, di piombo, ma sono
poco sfruttate. Dai suoi monti scendono parecchi
fiumi. Vi sono pure molti laghi, alcuni dei
quali abbastanza vasti. Il clima è rigido.
Prevale la tundra, ma ci sono anche boschi di
conifere e betulle. Nelle parti meridionali la
giornata più lunga è di 24 ore, e nelle
settentrionali è di tre mesi.
I Lapponi sono di razza finno-ungherese;
tuttavia, nella forma e figura del corpo,
differiscono assai dai Finni Gli uomini hanno la
statura media di m. 1,53 e le donne di m. 1,47.
Sono di color giallognolo .Riguardo al modo di
vivere, si distinguono in Lapponi dei monti,
Lapponi. dei boschi e della costa o pescatori. I
primi sono nomadi e allevano le renne che sono
la loro unica ricchezza e dalle quali traggono
tutto ciò che abbisogna alla loro vita.Alcuni
vivono in capanne coniche smontabili per poter
seguire le renne nei loro spostamenti. La
religione predominante è il cristianesimo, ma
sono ancora attaccati alle antiche usanze pagane
degli antenati.
In questa terra viveva un giorno un simpatico
vecchietto da cui nasce la fiaba di BABBO NATALE
In una capanna del bosco, tra boschi e ruscelli,
Natale coltivava il suo orticello, curava le sue
renne, viveva tranquillo.Vestiva sempre di
rosso, il suo colore preferito. Era un
vecchietto assai buono e generoso ed aiutava
tutti i suoi vicini. Un giorno pensò che era
troppo poco quello che stava facendo e decise di
studiare come dare agli altri qualcosa di più.
Fece un sogno: Nel sogno gli apparve un
angioletto: era molto bello e grazioso e, con
voce soave, gli parlò del mondo lontano dove
tanti bambini aspettavano un dono che però mai
avrebbero potuto avere.L'angioletto gli disse
che avrebbe dovuto partire e caricare la sua
slitta con tanti regali: glieli avrebbe fatti
trovare lui.Gesù Bambino l'avrebbe guidato e mai
gli sarebbe mancato il suo aiuto.Fiducioso
Natale rispose che avrebbe ubbidito.Al risveglio
ricordò il sogno e decise subito di
partire.Chiamò i suoi figlioli e li invitò ad
accompagnarlo.Il maggiore, Nat, fu felice della
proposta e, con i tre fratellini più piccoli,
aiutò il Babbo a prepararsi.Uscirono dalla loro
casetta Attaccarono alla slitta le renne più
forti e così Natale divenne BABBO NATALE e
cominciò la sua avventura. Attraversò boschi e
colline, salì sulle montagne, passò ponti e
superò valli, sempre alla ricerca di chi poter
aiutare. Arrivò in una città bellissima, dove
pensò che tutti fossero felici. Ma non era così!
Infatti, fermatosi davanti ad un grande
edificio, gli parve di percepire dei pianti di
bimbi. Si trovava di fronte ad un orfanotrofio
dove molti bambini piangevano nella loro
solitudine.atale ritenne che quello doveva
proprio essere il luogo dove portare un po' di
gioia.Suonò alla porta e una donna gli aprì
domandandogli che cosa volesse. "Sono venuto a
fare visita ai bambini che si trovano qui. Ho
portato dei doni per loro"
"Bravo! - disse la signora - questo è proprio il
giorno di Natale e questi poveri bimbi non hanno
nessuno che si ricordi di loro."
Natale entrò e, come lo videro così vestito di
rosso e allegro,
gli si fecero incontro festosi ed egli cominciò
ad aprire un grosso sacco.
Tutti gli occhi erano sgranati per vedere che
cosa ci fosse.
Ecco la prima scatola! Come fu aperta saltò
fuori un orsacchiotto e tutti si misero a
ridere. Altre scatole contenevano giocattoli di
ogni tipo, mai sognati da quei bimbi. Babbo
Natale era più felice di loro e capì che quella
era proprio la sua missione:
portare doni ai bambini il giorno di Natale.
Saltando e ballando per la gioia, proseguì il
suo viaggio.
Si trovò davanti ad un altro grande edificio e
volle entrare per vedere se ci fossero bambini.
Era un ospedale! I ricoverati erano tutti
piccolini di pochi anni.
Natale portò con sé i suoi figlioli e fece
porgere da loro giocattoli e dolcetti.
Come era bello vedere la felicità di quei bimbi.
Natale però volle anche andare negli altri
reparti.
C'erano adulti malati e tristi. Anche a loro
portò doni: non giocattoli, ma libri, riviste,
leccornie.
Tutti erano stupiti e il sorriso ritornò sui
loro volti.
Cammina, cammina, anzi galoppa, galoppa,
si trovò vicino ad una casetta.
Bussò alla porta: sentiva che lì era atteso.
C'era un grande albero addobbato, un abete e, ai
piedi, un gattino
assai grazioso che si divertiva con un giochino.
Depose sotto l'albero alcuni doni cercando di
indovinare i gusti dei padroni di casa. Poi
restò a guardare.
Ad un tratto due bimbetti si affacciarono alla
porta
con un bel pigiamino a fiori.
Di soppiatto scrutarono il locale e videro i
pacchi ai piedi dell'albero.
"Hai visto? Quanti regali, disse il maschietto
alla bambina,
chissà chi li ha portati!! "
"Li apriremo domani mattina con babbo e papà" -
disse saggiamente la bimba. "Chissà se ci sarà
qualcosa anche per Francuccio!"
Francuccio era un bambino handicappato e per
questo non si era unito ai fratellini per la
perlustrazione,
Babbo Natale rimase pensieroso quando capì di
che si trattava.
E pensò:
"Che cosa potrà mai piacere ad un bimbo in
carrozzella? Certo non una palla né un cerchio.
Il poverino non può correre"
Pensa e ripensa decise di procurargli un
esserino vivo e docile.
Il gattino c'era già. E allora?
Allora decise per un uccellino. Un uccellino
ammaestrato, che gli volasse in mano ad un suo
richiamo per prendere il cibo e cinguettasse per
rallegrare la sua infermità.
Già! Ma Musetto, il gattino di casa, come si
sarebbe comportato?
Si sa che i gatti acchiappano gli uccelli
oltreché i topi...e allora?
Bisognava tenere Cip Cip in una gabbietta, non
tanto piccola,
perché potesse svolazzare e, quando lo si faceva
uscire,
stare attenti che Musetto si trovasse in
un'altra camera.
Di questo si preoccuparono i fratellini che,
trovata la gabbietta accanto a Francuccio,
capirono il da farsi anche perché nella gabbia
c'erano le istruzioni lasciate da Babbo Natale e
furono felici del dono che aveva ricevuto il
fratello e
con lui si rallegrarono.
In un villaggio vicino c'era un raduno di
giovani.
Il nostro caro vecchietto li osservò e capì
che tra di loro c'era qualcuno un po'
birbantello.
Si chiamava Marco.
Sembrava il capo di quella banda e stava
parlando.
"Provate questa sigaretta, per una volta che
male vi può fare?"
Stava esortando gli amici a fumare uno spinello.
Babbo Natale capì al volo il pericolo che quei
ragazzi sprovveduti stavano correndo.
Si avvicinò loro e cominciò a trattenerli con un
simpatico discorso, come se niente fosse.
Domandò loro di dove venissero e raccontò che
lui stava facendo un lungo viaggio. Parlò della
sua terra, dei suoi figli, delle sue renne e del
compito che si era prefisso.
Quei giovani, che non erano cattivi, lo
ascoltarono con interesse
e gli rivolsero molte domande.
Quando Natale parlò di Francuccio si commossero
e dissero che avrebbero avuto piacere di
seguirlo in uno dei suoi viaggi.
Solo il birbantello rimase indifferente, anzi fu
scocciato di aver dovuto interrompere la sua
offerta precedente. Sperava di riuscire a
vendere la droga per ricavarne un guadagno.
Cominciò a canzonare Babbo Natale per il suo
abbigliamento,
a metterlo in ridicolo di fronte agli amici e
cercò di distoglierli dall'ascoltarlo.
Però ormai Babbo Natale aveva fatto presa sul
loro cuore e tutti zittirono il briccone.
Nat, il più grande dei figli di Natale, li
invitò ad accompagnare lui e il babbo nel
prossimo viaggio.
Natale capì che questo era il dono più bello che
avesse fatto fino ad ora: proteggere i giovani.
Marco se ne andò deluso, mentre gli altri
prepararono il loro viaggio al seguito di Babbo
Natale.
Chi voleva salire su un'auto, chi su una moto,
ma Natale propose loro di utilizzare una slitta
come la sua.
"Ma dove la troviamo? Qui non ce ne sono e
neppure le renne"
"Non preoccupatevi: ci penso io"
Sapeva che l'angioletto del suo sogno non
l'avrebbe abbandonato e si rivolse a lui con una
preghiera.
Arrivò Anghel, suonatore di violino e, sentita
l'esigenza dei giovani, usò l'archetto del suo
violino come una bacchetta magica ed in un
momento apparve una slitta nuova di zecca
guidata da due renne.
I giovani, sempre più meravigliati, non si
fecero neppure invitare
e vi salirono sopra.
Erano quattro, ma ci stavano comodamente.
Natale riprese il suo viaggio seguito da loro
che si misero a cantare liete canzoni.
Sorvolarono mari e montagne, città e villaggi.
Già: le slitte avevano il potere fi alzarsi in
volo!
I giovani erano stupiti e più che mai felici.
Avevano dimenticato Marco e lo spinello.
Non avevano occhi e orecchie se non per ammirare
ciò che potevano osservare.
Arrivarono in una città sconosciuta con tanti
grattacieli.
"Qui sì che ci sarà da fare!" esclamò Babbo
Natale.
Infatti gli abitanti erano moltissimi
ed i bambini assai numerosi.
Scesero in una zona della città dove gli
abitanti erano scuri di carnagione e
all'apparenza molto poveri.
Non vivevano in belle casa, ma in catapecchie,
che contrastavano
con le sfarzose abitazioni vicine.
Era un ghetto. Negri sfruttati dai bianchi e da
loro isolati.
Lavoravano nelle piantagioni pagati e trattati
male.
Non avevano quasi più desideri.
Ma i bimbi, come tutti i bambini del mondo,
sognavano.
Sognavano giocattoli, dolci, felicità e sapevano
che a Natale
possono avvenire anche i miracoli.
Conoscevano il Natale, ma temevano che sarebbe
stato
un giorno triste come tutti gli altri.
Ma si sbagliavano: infatti Natale capì che
proprio lì doveva fermarsi.
Con i suoi figli ed il suo seguito si presentò
loro
ed offrì tante di quelle cose che neppure
potevano sognarsele.
Gli occhi sgranati, stupiti, ma pieni di
felicità quei bimbi non sapevano dire altro che
"Grazie, grazie, grazie!"
Il viaggio prosegue. Lungo la strada incontrano
paesaggi nuovi e animali mai visti se non allo
zoo od al Circo. I giovani, che seguivano Natale
nei suoi spostamenti, erano raggianti di
felicità e di stupore.
Ecco passare un grazioso cerbiatto. Sembrava
intimorito, quasi spaventato dalla vista di
qualcosa o di qualcuno che temeva alle sue
spalle.
Infatti ecco apparire una tigre
Non era molto minacciosa, sembrava andare per i
fatti suoi, ma, si sa, i cerbiatti sono facile
preda dei grossi carnivori, così il nostro amico
si impaurì e cominciò a scalciare per preparasi
alla fuga.
La tigre passò oltre e il cerbiatto,
tranquillizzato, proseguì il suo cammino.
Lungo la strada incontrarono un altro Babbo
Natale.
Era il fratello di Natale. Come lo vide Natale
primo (chiamiamolo così per non confonderci) fu
felice. Era molto tempo che non si vedevano:
abitavano in due case diverse e non sapevano
l'uno dell'altro delle decisioni prese di
portare doni.
Stupiti dell'incontro si fermarono e si
abbracciarono felici, mentre i tre piccolini
saltavano di gioia.
I ragazzi del seguito guardavano meravigliati.
Non si aspettavano tante sorprese...
I due fratelli si scambiarono notizie e ciascuno
volle ammirare i doni portati dall'altro.
C'erano bambole, orsacchiotti, altri animali di
peluche, giochi elettronici,
dolci, confetti, torte, caramelle di ogni forma.
"Proseguiamo insieme per un tratto, così
continuiamo le nostre confidenze" -
propose Natale primo.
Quante cose avevano da dirsi! Quante esperienze
maturate
nei loro viaggi!
I ragazzi ascoltavano sempre più meravigliati:
non si aspettavano di venire a conoscere tante
meraviglie e ben presto dimenticarono la loro
vita fatta di tante sciocchezze e vanità.
Dopo aver scavalcato monti, superati fiumi e
città, arrivarono
in un bellissimo paesino di montagna.
La neve era scesa in abbondanza e lungo le piste
gli sciatori sembravano volare.
"Ecco un modo per festeggiare l'inverno. E poi
dicono che sia una stagione triste. Certo, non
c'è sempre il bel tempo, ma la natura offre
spettacoli sempre bellissimi e anche la neve ha
il suo pregio"
Così esclamò Nat, che avrebbe voluto scendere
dalla slitta e fare capriole e scivolate sulla
neve soffice.
"Non è questo lo scopo del nostro viaggio -
replicò saggiamente Natale -dobbiamo affrettarci
perché abbiamo ancora tante case da visitare"
Un elfo, con le ali di farfalla, udì questi
discorsi e si complimentò con Natale.
Propose di accompagnarlo in una casetta dei
dintorni dove qualcuno, nella sua solitudine
temeva di essere stato dimenticato da tutti.
"Dovrai calarti dalla cappa del camino per non
farti scoprire,
e lasciare lì i tuoi doni. Poi potrai osservare
la gioia di chi li troverà con tanta sorpresa."
Babbo Natale sempre gioioso, non si fece ripeter
l'invito e,
allegramente, saltò dentro il camino anche se
era un po' stretto per lui.
Depose tanti doni quanti più poté e si fermò per
osservare la scena del rinvenimento.
Ben presto un vecchietto, che non riusciva a
dormire,
si avvicinò al camino per accendervi il fuoco
(per fortuna era spento quando vi entrò
Natale!).
Al vedere tutti quei pacchi di ogni forma
colore, pensò ad uno scherzo o di avere le
traveggole.
Prima di aprire i pacchi li rigirò tra le mani
osservandoli da ogni parte.
Natale aveva scritto il suo nome su ciascuno,
quindi il vecchietto capì che erano stati messi
proprio per lui.
Credeva di sognare.
Mai aveva ricevuto tanti regali.
Quando li aprì non finiva di esclamare:
OOOOOHHHHH!!
Un cappotto, un paio di pantaloni, un paio di
scarpe,
un giaccone, una sciarpa e tante cose buone da
mangiare.
Non era mai stato così felice e dimenticò la sua
solitudine e la sua povertà.
Natale era più felice di lui e non si trattenne
dal battere le mani per la gioia.
Così il vecchietto si accorse di lui e capì che
anche i sogni, a volte, possono diventare
realtà.
Babbo Natale, con il suo seguito, proseguì la
sua strada per tutta la notte, mentre la luna
sembrava festosa pure lei.
Le stelle brillavano in cielo, tutto era un
sorriso e ognuno si sentiva più buono.
La notte trascorse così veloce che l'alba trovò
ancora Natale e i suoi figli con i ragazzi in
cammino. Presto però cercarono di scomparire per
non lasciarsi scorgere dai mortali a cui tanto
avevano dato con il loro amore.

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